Il profumo di sugo che riempie l’aria, il ragù che passa intere ore a “pippiare” nella pentola, a fuoco rigorosamente lento: a Napoli, il pranzo della domenica rappresenta una delle più antiche e sentite tradizioni della cultura locale. Non è soltanto un momento dedicato al cibo, ma un autentico rituale che affonda le radici nella storia e nella convivialità familiare. Ogni domenica, le famiglie napoletane si riuniscono attorno alla tavola per celebrare la gioia dello stare insieme e per onorare un patrimonio gastronomico che è simbolo di identità e appartenenza. Tutto ciò debutta a fine gennaio anche a Firenze, negli spazi della pizzeria ‘A Puteca, in via Gioberti, grazie alla volontà del titolare Paolo Ciullo di replicare in riva all’Arno la ritualità del pranzo domenicale.
“Il pranzo domenicale – spiega il maestro pizzaiolo, da sei anni al timone del locale – non è un semplice pasto, ma un evento che coinvolge l’intera famiglia, dai nonni ai nipoti. È il momento in cui le generazioni si incontrano, si raccontano storie e si tramandano tradizioni. La preparazione stessa dei piatti è un atto collettivo: non è raro vedere nonne e mamme che impastano insieme, mentre i più piccoli osservano o aiutano con piccoli compiti. Questo rito contribuisce a rafforzare i legami familiari e a mantenere vivo il senso di comunità. Ecco, è questo che volevo portare ai miei clienti”.
E così ogni domenica a partire dal 26 gennaio, ‘A Puteca ospita il pranzo domenicale: due diversi menù – uno di carne e uno di pesce, rispettivamente a 40 e 50 euro – senza rivisitazioni contemporanee, reinterpretazioni e connubi, ma con la tradizione più canonica. Ecco quindi che di volta in volta troveranno posto antipasti come la frittatina di pasta o la frittura di alici, primi come gli scialatielli o gli ziti alla genovese, secondi come i polpi alla luciana o le polpette al sugo. E ancora: lasagne alla napoletana, souté di cozze, friarielli, zucchine alla scapece o melanzane a funghetto. Infine, il dolce per chiudere il pranzo in bellezza: pastiera, delizia al limone, babà al rum o torta caprese sono solo alcune delle possibilità.






In un’epoca dominata dalla fretta e dalla frenesia, il pranzo della domenica napoletana di Paolo Ciullo è un invito a rallentare. Altro che doppio turno: il tempo trascorso a tavola non richiede fretta, perché tra una portata e l’altra si chiacchiera, si ride e si condividono esperienze. Questa lentezza è parte integrante del rito, e contribuisce a creare un’atmosfera unica.